Mora Clock, uno svedese a casa mia

Il mio  svedese MORA CLOCK è qui finalmente!
Acquistato in Olanda, ritirato personalmente e trasportato in Lombardia con il mio camper.
Ho fatto ricerche e ho trovato l'artigiano che ha costruito questo orologio


Urmakare i Karlshamn 

Ahlqvist, Carl Hugo Efraim 1884-1911 Urmakaremästare
Berg, Sven Adolf 1813­- Urmakare, lärling till Nils Ekegren, erhöll egna rättigheter 1838,
student i Lund 1844, flyttade till Västervik 1858
Ekegren, Nils 1754-1826
Ekegren, Simon 1786-1864 Son till Nils
Elmér Peter Gustafsson 1838-1916 Omnämns som urfabrikör i Carlshamn cirka 1865
Holmgren, Johan 1802-
Johansson, Håkan
Kewenter, M I
Knapp, Peter -1774 Urmakare, erhöll burskap 1749, omnämnd 1774
Lindgren, Ivar Wilhelm
Lundkranztz, Carl Hindrik
Mandelberg, Jonas 1801- Drev egen rörelse i Carlshamn 1826-1832
Paulsson, Ernst
Rolin, Per Månsson 1810-1880 Urfabrik i Sölvesborg, flyttade till Carlshamn 1846
Rydberg, Johan Pettersson
Schutz (Schultz), Samuel 1775-1841 Flyttade till Carlshamn 1799, erhöll burskap 1802
Swahn, Petter 1690 Satte upp segerverk i Carlshamns kyrka
Svensson,J
Tingdal, Johan Fredrik
Wahlgren, Sven Petter
Wulff, Olof 1712 Tillverkade nytt segerverk till kyrkan







Anche in Germania ho trovato i Mora:
http://www.antikuhr.de/katalog.php?group=mora&PHPSESSID=4569857668fc9cb1846f602da1632e33#skip2

Ritratti col mouse





Me

BRETAGNA 3 le mie immagini più belle.

BRETAGNA - Francia, attraverso le mie immagini.
I bretoni vanno fieri della loro identità e tradizione e della loro lingua che discende dal gaelico. In molte province i cartelli stradali sono scritti in bretone e francese. La loro bandiera bianconera è esposta ovunque. Al concerto di un cantante bretone, mi ha colpito questa sua frase: "la Bretagne est ma patrie, tout le reste est gèographie."




La coperta da divano per il Natale scozzese

Semplice da confezionare.

Per uno spessore maggiore ho  unito sovrapponendoli due plaid di pile bianchi  acquistati all'Ikea.

Ho eliminato le frange.
Ho tagliato 4 strisce del tessuto scozzese larghe 10 cm. lunghe come i 4 lati.
Ho piegato il bordo col ferro da stiro, le ho imbastite sui plaid e cucite a macchina con punto n° 7.

STILE GUSTAVIANO

 IKEA fedele allo stile svedese.
Tra il vecchio e il nuovo
arredamento in stile gustaviano
Arredamento IKEA stile gustaviano
Nel 1994  mi sono innamorata dello 
stile gustaviano ammirando questi 
mobili all'Ikea.  
Mi sorprese molto il loro assemblaggio.. 
La serie gustaviana riprendeva 
esattamente i modelli dell'epoca e soprattuto 
il lavoro fatto a mano, senza chiodi, ne' viti, ma solo assemblaggio ad incastri ed esclusivamente 
legno massiccio.  
Un omaggio a questo stile svedese. 

Highlander Kilt


Ho un bellissimo ricordo del mio tour in Scozia. Negli occhi e nel cuore sono rimaste le leggendarie Highlands percorse in camper e le notti solitarie nel Glen Coe. I mitici Highland games a John O Groats, la punta all'estremo nord della Scozia, dove gruppi di ragazze partecipavano a gare di ballo al suono delle pipes, le cornamuse scozzesi, mentre uomini grandi e grossi si sfidavano in tornei di giochi arcaici.

Naturalmente in kilt!
L'indumento che contraddistingue gli abitanti della Scozia è il famoso e tradizionale Kilt. Questo è confezionato con il tipico tessuto a quadri che noi chiamiamo semplicemente scozzese. Il tessuto segue trame e intrecci multicolore e si chiama Tartan.

Quale Tartan
Il Tartan è il simbolo della Scozia, per questo all'estero viene chiamato scozzese. É un tessuto che ha origini molto remote. Il tipico disegno è ottenuto con schemi e intrecci di fili di colori diversi che si ripetono con un ordito su un'armatura di base.
I tessuti '''Tartan dei Clan''', che in base al disegno rappresentano una famiglia, sono dei primi dell'ottocento.
Tradizionalmente la scelta del Tartan si basa sull'appartenenza ai clan degli antenati. Recentemente molti disegni nuovi sono stati introdotti in base al luogo e alla famiglia, o agli antenati quando non sono di origine scozzese, per esempio i tartan irlandesi che sono più legati all'area di provenienza o alle associazioni sportive come le squadre. L'attuale stile è stato inventato in epoca vittoriana, i Tartan antichi, che erano tinti con erbe e fiori locali, davano delle variazioni abbinate ai clan. Dopo la rivolta scozzese del 1745 i kilt furono proibiti perché simbolo di appartenenza, questo atto razzista procurò la perdita della maggior parte dei disegni Tartan originali.

Mi ha sempre affascinato questo indumento tipicamente scozzese, indossato dagli Scottish men specialmente nelle grandi occasioni ufficiali e nelle cerimonie. Sono rimasta incantata dalle giovani coppie di sposi che posavano per la foto ricordo davanti all'ingresso del castello di Edimburgo: lei in abito bianco lungo e lo sposo con il kilt da cerimonia al completo.

Com'è nato il kilt
Nelle '''Highlands''', o terre alte, si portava un abito di lana grezza che veniva tinto con colori vegetali, il giallo della felce, il blu del mirtillo, il verde della ginestra ecc. In origine i motivi appartenevano a chi lo tesseva, l'artigiano usava i suoi colori particolari che aveva a disposizione. Si vedono in certi ritratti antichi personaggi che indossano tartan con più di un disegno.
Con l'introduzione delle tinte a base d'anilina si ottennero dei colori vivaci, definiti "moderni" che permisero di fabbricare tartan dai colori splendidi, tali da non passare inosservati da chi li indossava sulle colline. Così vennero creati Tartan consigliati per la caccia, meno appariscenti che sostituivano il color rosso con il blu, il verde con il marrone.

Non è molto lontano il tempo in cui gli abitanti delle Terre Alte erano considerati quasi dei selvaggi, uomini forti abituati alle intemperie, ma che hanno saputo farsi ammirare e temere quando si presentavano fieri nelle varie battaglie indossando il loro kilt. Durante una rivolta indiana nel 1857 fu schierata in campo la Highland Brigade con il grido "avanti il tartan!" I tedeschi nella prima guerra mondiale ebbero modo si conoscere la cinquantesima Highland Division, da loro chiamata "le signore dell'inferno".
Gli ultimi militari che indossarono il kilt in guerra si videro nel secondo conflitto mondiale in Francia nel 1940. 







http://creativiaggi.blogspot.it/2012/09/kilt-uomini-con-le-gonne.html 
http://creativiaggi.blogspot.it/2011/12/natale-2011.html 



Kilt. Uomini con le gonne.




Ci sono due tipi fondamentali di kilt:
l'antico e il nuovo. 

L'antico kilt era più grande. Un indumento lungo parecchi metri che all'apparenza sembrava una stola. Si portava ripiegato numerose volte intorno ad una cinta di cuoio e una parte veniva gettata sulle spalle formando un mantello. All'occorrenza gli highlanders lo usavano come coperta per coprirsi quando si sdraiavano.
Questo kilt non è più indossato, appare in manifestazioni storiche e lo possiamo vedere nei film, per intenderci era il tartan indossato da Mel Ghibson nel famoso film Breve Haeart, o in un altro film storico sulla vita dell'eroe Rob Roy interpretato da Liam Neeson.

il mio primo trompe l'oeil


Il primo trompe l'oeile

Ho sempre avuto passione per il disegno fin da piccola, mi bastava un foglio e una matita. Ritratti in bianco e nero dei miei idoli e dei famigliari. I primi pennelli e tubetti a olio sono arrivati con il primo figlio, un regalo di mio marito. Dai ritratti e disegni fatti un po’ qua e un po’ là, sono passata ai pennelli e tele, come naturale fosse.

IL CUORE DI BRESCIA


Facciamo un'escursione nel '''Cuore di Brescia'''.
Brescia città industriale,
Brescia che guarda alla pianura adagiata 
 ai piedi dei suoi stupendi colli.
Brescia porta delle valli,
Brescia antico baluardo…
Brescia la forte, Brescia la ferrea.

Visitarla, per chi non la conosce, potrebbe essere una scoperta unica.
Senza fretta.
Non si deve rischiare di perdere qualche meraviglia 
storico artistica che la mia città può offrire.
E l'esplorazione di Brescia deve iniziare dal suo cuore.
Eccoci in Piazza Paolo VI, ex piazza del Duomo, 
poi dedicata a Papa Montini, bresciano d'origine.

Da secoli è il CUORE religioso dei suoi abitanti. 
In questa piazza medievale si affaccia
la ROTONDA o Duomo vecchio, accanto al Duomo Nuovo 
e alla torre civica del Palazzo del Broletto.

La ROTONDA
    Così com'è chiamato il Duomo Vecchio, è l'edificio cristiano, storico e religioso, più antico della città. Ha una forma circolare ed è il maggior tempio romanico di questa forma esistente in Lombardia. Fu edificato nel dodicesimo secolo da mastri comancini che usarono pietra estratta nella zona. Il Duomo prese il posto dell'originaria cattedrale Santa Maria Maggiore, che fu demolita tra l'XI e il XII secolo. L'aspetto esterno è di una costruzione in pietra a vista, costruita sul livello antico, inferiore rispetto al resto della piazza. Ha il tetto a forma conica e tutt'intorno vi sono finestre monofore. L'interno del Duomo si presenta su vari livelli.
   L'ingresso attuale è nella parte occidentale e porta a dei gradini che scendono nella Rotonda. Davanti alla porta si ammira un magnifico sarcofago in pietra rossa di Verona, del vescovo Berardo Maggi (1308).



    Leviamo lo sguardo per ammirare la cupola che è sorretta da otto grandi archi sostenuti da pilastri. Due scale portano al presbiterio, che fu aggiunto alla fine del quindicesimo secolo e conserva la cripta di San Filastro, vescovo di Brescia nel IV secolo, con colonne e capitelli dei secoli VIII e IX, e resti di mosaici, tutto facente parte della precedente basilica di Santa Maria Maggiore.
La Croce del Campo
     














Di grande interesse nella Rotonda è il tesoro delle Sante Croci custodito nella cappella all'estremità di sinistra del presbiterio. Qui vi è un cassone di ferro dorato nel quale sono custoditi i reliquiari delle Spine, delle Sante Croci e la Croce del Campo che era issata sull'asta posta sul Carroccio della città nel periodo dei Comuni. I fedeli possono ammirare le reliquie quando vengono esposte al pubblico nelle poche occasioni durante l'anno.

   Opere importanti
   Si trovano nella cappella di destra, sono dipinti del grande Moretto (Alessandro Bonvicino, detto il Moretto pittore bresciano 1498 circa - 1554), del Romanino ( Girolamo di Romano, detto il Romanino pittore bresciano nato nel 1484/87) e la traslazione del corpo dei santi, del 1656, opera di Francesco Maffei.


     La piazza medievale del Duomo è nel centro della città, circondata dai luoghi più frequentati per lo shopping.
     Corso Zanardelli con il Teatro Grande e negozi alla moda.
     Via X Giornate, con i suoi portici e le vetrine di svariati negozi.
     Piazza Vittoria dove al sabato mattino è invasa dalle bancarelle del mercato settimanale.
     Corso Palestro, completamente pedonale con le sue boutiques.
     Tutto con una breve e piacevole passeggiata.

     Dopo aver passeggiato e visitato il Duomo Vecchio ci si può sedere ai tavolini dei bar, assorbendo atmosfere bresciane e osservare la gente che attraversa frettolosa.



Mentre Brescia aspetta il tuo arrivo, riporto qui lo scritto di un "forester", forestiero a Brescia, che non poteva descrivere meglio i bresciani DOC.
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<<Per chi viene da fuori, il tratto tipico di un bresciano è la ruvidezza. Anche se compie un gesto cortese, sembra sempre che tenga a sottolineare. Poi, se ci si ferma qualche giorno, si è sotto osservazione. A volte sembra di essere uno di quei cavalieri all'ingresso in un paesino del Far West: nemmeno il tempo di togliersi dalla gola con un dorso di Whisky la sabbia del deserto, che già qualcuno chiede quando leverai il disturbo.

Ma se ti dimostri uno straniero rispettoso della parola data e di quel che ti circonda, usanze comprese, la gente bresciana ti aprirà il cuore. E saprà essere generosa come può esserlo solo la gente che è stata povera per secoli, che ha lottato per tutto, anche per vivere nella libertà. La gente che perdona tutto tranne una cosa: non avere carattere.
La storia di Brescia è rude, nei momenti difficili scritta col sangue, in una città che è stata per secoli terra di confine, baluardo estremo alla fine delle montagne, a serrare la via degli invasori verso la pianura padana.

A leggere la storia di Brescia si capisce la durezza, a volte, della gente bresciana di oggi, quasi fosse una difesa genetica, entrata nei cromosomi. Ma anche la forza, il coraggio, la tenacia.
Brescia è città che sa risollevarsi, sempre e comunque, che sa rischiare. Anzi, è nei momenti più duri che si valuta l'amicizia di un bresciano.

"BRIXIA FIDELIS"
hanno scritto nel XV secolo i Veneti accanto allo stemma della città, e la scritta ha qualcosa di carabinieresco e solenne insieme. Di Brescia, in un mondo di tradimenti e di alleanze che mutano a ogni sorgere del sole ci si può fidare: si sa sempre da quale parte stia, parte che non è necessariamente, quella delle convenienze.>>