“BARBAROSSA”
Nel dodicesimo
secolo il tedesco Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa,
teneva in scacco il Nord Italia imponendo tasse molto alte e
controllando le città con i suoi fedelissimi podestà. Egli mirava
alla corona d'Italia, raggiunse il traguardo e nel 1154 fu incoronato
re a Pavia. L'ambizioso Federico puntava più in alto, desiderava
diventare imperatore per affermare la propria autorità sull'Italia.
Il dominio sui comuni era determinante per la costruzione dell'impero
universale. Con varie strategie riuscì ad avere dalla sua parte papa
Adriano IV, che nel 1155 lo incoronò a Roma Imperatore del Sacro
Romano Impero. Finalmente aveva raggiunto il suo traguardo, ma l'anno
dopo papa Alessandro III, succeduto ad Adriano IV, fondò una potente
alleanza con Venezia, la Sicilia e i Bizantini. L'imperatore che
voleva arrivare fino al Sud per consolidare l'impero che fu di Carlo
Magno non riconobbe l'investitura di papa Alessandro III e nominò un
antipapa. In questo contesto inizia il film.
IL FILMRutger Hauer (Barbarossa) |
Ambientato nel Nord d'Italia, la narrazione inizia nell'anno 1158, siamo in un bosco vicino a Milano dove i due protagonisti s'incontrano per la prima volta. Alberto è un giovane ragazzo originario di Giussano, figlio di un modesto fabbro, egli assiste per caso ad una battuta di caccia al cinghiale. Un superbo cavallo è cavalcato da un possente cavaliere, vestito sontuosamente con al seguito le sue guardie. É impegnato a cacciare un cinghiale, che colpito da una lancia cade a terra. Il cavaliere lo crede morto, ma un movimento brusco dell'animale spaventa il cavallo che lo disarciona. É in questo frangente che il ragazzino con la sua balestra lancia una freccia finendo il pericoloso cinghiale che corre verso il cavaliere ancora stordito e steso a terra. Il cavaliere prima d'andarsene dona al ragazzo un grande pugnale come riconoscenza per avergli salvato la vita. L' incisione sull'arma, Federicus Imperator, sorprende il ragazzo che si rende conto d'aver salvato la vita al Barbarossa.
L'incontro prologo dà il via all'intera vicenda, al racconto delle due vite tanto diverse, ma che ci si aspetta debbano incrociarsi ancora. Alberto, l'umile giovane, lavora con i due fratelli più grandi nell'officina del padre fabbro, prepara il suo destino, assiste alle sventure di Milano causate dal Barbarossa, e inizia ad impegnarsi concretamente per cambiare la situazione di sudditanza nella quale versano molti comuni. S'innamora di Eleonora, una ragazza che da piccola è stata colpita da un fulmine e che viene vista come una strega poiché ha visioni premonitrici di avvenimenti tragici. Nonostante fosse innamorata di Alberto, inizialmente respinge la sua promessa di matrimonio
Dall'altra parte il temibile
Barbarossa, coltiva le sue ambizioni per sottomettere l'intera
Italia. Il matrimonio con la seconda moglie, Beatrice di Borgogna di
soli 12 anni, è una strategia per aumentare il suo prestigio in
Europa. Barbarossa contrariato dalle difficoltà incontrate con i
comuni diventa un feroce nemico. La sua rabbia si manifesta nelle
numerose spedizioni punitive dove assedia le città a lui ostili. Al
Nord intanto gli avvenimenti vedono alleanze strategiche tra i Comuni
e guerre divisorie tra chi accetta la sudditanza all'imperatore e
chi, stanco del vassallaggio, vuole la libertà.
Deciso a
conquistare definitivamente Milano, si consulta con i compagni di
tanti combattimenti e per la quarta volta scende in Italia e assedia
Milano. Il furioso attacco metterà a dura prova la città che il 10
marzo 1162 si arrende e l'Imperatore la rade al suolo.
I
due protagonisti s'incontrano per la seconda volta. Durante l'assedio
Alberto esce di notte dalla città per strisciare fino
all'accampamento dei tedeschi, tentando di entrare nella tenda del
Barbarossa con l'intenzione di ucciderlo, ha in mano quel pugnale che
ebbe in dono dall'Imperatore.
Ma Federico lo cattura, e attraverso
quell'arma lo riconosce e gli concede la grazia ripagandolo del gesto
che gli salvò la vita durante la caccia. Dopo la distruzione di
Milano Federico sentendosi ormai potente ritornò in Germania.
Quel
che rimaneva della città e i suoi abitanti dispersi, diede il via
nel 1167 all'unione dei comuni. Alberto viaggia nel nord, riunisce
uomini per convincerli ad entrare in un'alleanza contro l'Imperatore.
Il 7 aprile 1167 i comuni che aderiscono al patto si ritrovano per il
giuramento nel convento di Pontida: nasce la Lega Lombarda. Vi
partecipano Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Como, Ferrara, Lodi,
Mantova, Pavia, Parma, Piacenza, Treviso, Modena e Bologna. In
seguito si unirono anche le città della Lega Veneta: Padova, Verona
e Vicenza.
Alberto da Giussano è presente come
rappresentante di Milano. Raccoglie 900 giovani coraggiosi e
determinati, fonda e diventa leader della '''Compagnia della
Morte''', uomini che non sarebbero mai arretrati. Guerrieri senza
paura, pronti a morire per la libertà. Finalmente riesce a sposare
Eleonora prima d'iniziare le battaglie.
Federico
a
conoscenza della ribellione dei comuni, scende per la quinta volta
dalla Germania per sistemare i ribelli e marciare verso il sud. Il 29
maggio 1176, giorno decisivo, l'esercito della Lega arriva sul campo
di battaglia a Legnano, seguito dal Carroccio col gonfalone di
Milano, scortato da 300 giovani che avevano giurato, come la
Compagnia della Morte, di morire piuttosto che arrendersi. Respingono
la cavalleria dell'Imperatore Federico, assestandogli un inatteso
colpo che per il germanico significa la fine delle sue ambizioni. Nel
campo coperto di cadaveri si cerca l'imperatore, ma egli è fuggito e
pare si sia ritirato e nascosto qualche giorno prima di ritornare in
Germania. La battaglia sul suolo di Legnano avrà un ruolo
determinante nella dipartita del Barbarossa segnando la fine del suo
ambizioso progetto di riunire la Germania alla Sicilia, per
ricostruire il Sacro Romano Impero che fu di Carlo Magno.
Intorno
ai personaggi principali ci sono storie drammatiche, come la
sfortunata vicenda di Tessa, sorella di Eleonora moglie di Alberto, o
quella dei due fratelli di Alberto, e altre ancora che lascio sospese
per non svelare l'intera trama.
COMMENTO
Questo è
un film di battaglie e di morte, cruento come dev'essere uno scontro
d'armi del medioevo. Un film dove non mancano le storie d'amore, una
rappresentazione romanzata delle gesta di Alberto da Giussano e dei
Cavalieri della Morte. Da visionare nelle sale dove si può
apprezzare le scenografie e i suoni. Difficile raccontare con le
parole questo kolossal. (L'unico genere per il quale vado in una
sala, per gli altri film attendo sempre l'uscita in DVD). Un genere
dove la storia s'incontra con l'avventura e il coraggio dell'oppresso
nel conquistare la libertà. Si, è un film epico, che esalta
l'eroismo e l'abnegazione. Il pretesto è una storia conosciuta, non
c'è nulla da svelare e nulla è stato inventato dal regista se non
il contorno romanzesco necessario a questo genere di film. S'è
discusso se fosse davvero esistito Alberto da Giussano e sulla verità
storica nella narrazione del film. (il Gladiatore è esistito?) Una
polemica che non m'interessa perché come dice il regista Martinelli
“un film piace se emoziona”, e io mi sono emozionata, per
intenderci alla Braveheart. Nella storia risalta come parte centrale
l'assedio e la distruzione di Milano, la passione e la determinazione
degli eroi, l'ambizione del conquistatore e infine la battaglia
finale. L'immagine di RutgerHuer/Federico è quella che ci si
aspetta: un vero imperatore germanico. L'impeto e la passione di Raz
Degan/Alberto è coinvolgente. Il doppiaggio li aiuta molto. Ottime
le scenografie medievali e il costumista merita un plauso per
l'ideazione degli abiti.
La ricostruzione delle macchine belliche mi ha veramente sorpreso, i suoni e la musica sono un sottofondo di canto e strumenti vari che si rifà all'atmosfera medievale.
Sicuramente un film per gli amanti del genere,
che esce dagli schemi minimi, sempre gli stessi da molti anni del
cinema italiano chiuso su se stesso, che non ha precedenti in Europa.
Una cosa è certa: non mi sono resa conto che è durato circa due ore
e mezza, sono uscita dalla proiezione senza cervellotici dubbi, o
contorti ripensamenti. Un film con un inizio e una fine, che mi ha
divertito emozionandomi.
Ecco come ha risposto a queste domande il regista
Renzo Martinelli che è stato a dir poco assalito da critiche e
stroncature, ancor prima della proiezione del suo lavoro.
“Lei
ha tre lauree (in lingue e letteratura straniere, scienze della
comunicazione e scienze politiche con indirizzo storico): la sua
cultura è una garanzia per la fedeltà storica del
film?”
.
Martinelli: «Sono sempre alla ricerca della verità
perché l'ignoranza del presente nasce dall'incomprensione del
passato. Barbarossa sognava di ricreare il grande impero che fu di
Carlo Magno, unire la Germania alla Sicilia. Ma venne fermato da un
gruppo di Comuni italiani del Nord che formarono una Lega e questo è
un evento storico incredibile. Lo storico milanese Federico Rossi di
Marignano ha trovato negli archivi comunali tracce di quei carri sui
quali i lombardi riuscirono a colpire i cavalieri di Barbarossa
cacciando lo straniero".E ancora:
“Qual è il rapporto tra uno storico e un cineasta?”
.Martinelli: “C’è un dissidio insanabile. Lo storico racconta i fatti così come sono stati. Il cineasta lo fa con drammaturgia. Il mio dovere è ricreare lo spirito del tempo. Io non devo spiegare la storia. Wallace non ha mai avuto una moglie sgozzata, ma nessuno della produzione di Braveheart si è mai posto il problema. Non scrivo falsità storiche, ma adatto i fatti per creare emozioni, come nel caso di Eleonora (moglie filmica di Alberto da Giussano), abbiamo dato vita a un personaggio complesso, conferendole una sottostoria interessante, le abbiamo dato drammaturgia"
.
Produzione :Martinelli Film Company International, Castel Film Romania, Rai Cinema
Regia di Renzo Martinelli
Con:
Rutger
Hauer (Barbarossa)
Raz
Degan (Alberto
da Giussano)
Kasia
Smutniak (Eleonora)
Antonio
Cupo (Alberto
Dell'Orto)
Cécile
Cassel (Beatrice
di Borgogna)
F.
Murray Abraham (Siniscalco
Barozzi)
Zoltan
Butuc (Otto
da Giussano)
Federica
Martinelli (Tessa)
Vlad
Radescu (Mastro
Guitelmo)
Ángela
Molina (Ildegard
Von Bingen)
Hristo
Shopov (Rainaldo
di Dassel)
Elena
Bouryka (Antonia)
Christo
Jivkov (Gherardo
Negro)
Maurizio
Tabani (Giovanni
da Giussano)
Riccardo
Cicogna (Wibaldo)
Gian
Marco Tavani (Lorenzo
della Pigna)
Robert
Alexander Baer (Alberto
(ragazzo))
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Genere drammatico – storico, durata
139
minuti.-------------------------------------------------------
Filmografia precedente del Regista Martinelli:
Sarahsarà 1994.
Porzus 1997
Vajont 2001
piazza delle 5 lune 2003
La bambina dalle mani sporche 2005
Il mercante di pietre 2006
Carnera 2007
Barbarossa è stato girato in Romania per contenere le spese. Sono state usate migliaia di comparse ed è stata costruita la città di Milano medievale. Lo Stato ha contribuito con un milione e seicentomila euro.
Presentato al Mipcom di Cannes, dove ha ottenuto grande successo di vendite all'estero, anche in Russia. “Barbarossa” è stato recitato in inglese, ed esportato col titolo “The Company of Death.
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